C’è un bell’articolo di Christian Calandro dal titolo: “L’Aquila, tre anni 3 dopo il sisma, è la capitale spettrale d’Italia” del quale riporto alcuni stralci che fa un confronto tra lo sbando post sisma dell’aquilano con lo sbando che vive la società italiana in questo momento; è importante perché, sul web, ancora si parla di L’Aquila a differenza di tantissimi altri siti dove L’Aquila è totalmente scomparsa; di seguito alcuni “post” dei lettori che testimoniano la disconoscenza del problema legato alla Ricostruzione.
Buona lettura
Paradossalmente in questo posto reso invivibile dall’incapacità e dall’ignavia colpevole di chi doveva decidere e agire con la massima solerzia, gli affitti senza alcun controllo sono schizzati alle stelle (!!!). E nel centro disabitato, distrutto, fioriscono i locali, dal momento che si tratta dell’unica città d’Italia dove si può sparare al massimo il volume della musica per le strade. Il tasso di alcolismo ha subìto un sensibile incremento, e in ciò che resta del centro storico, il giovedì e il sabato sera, regna un’atmosfera surreale, agghiacciante, a metà tra 1997: fuga da New York e la Detroit di Robocop. Tu cammini, prendi una birra o un cocktail, chiacchieri, e improvvisamente ai lati del corso si aprono squarci neri di distruzione e devastazione.
Eppure, non bisogna osservare con distacco supponente questo fenomeno (insieme agli altri che caratterizzano l’intero processo post-sisma, come per esempio le new town), quanto piuttosto considerarlo con partecipe preoccupazione: l’Aquila è, in questo momento, la capitale spettrale d’Italia. L’Aquila è la mappa fondamentale dell’Italia – e dei suoi fantasmi.
La desolazione che vi regna è la stessa che domina la vita dell’intero Paese, al di là della pervicace volontà collettiva di continuare a vivere – contro ogni evidenza – nel territorio della rappresentazione e della finzione. L’Italia è un Paese in macerie: le macerie del patrimonio storico-artistico, delle istituzioni, della politica, dell’economia, della produzione e della fruizione culturale, dell’informazione. Le macerie di una società, che ha espulso dalla percezione individuale e collettiva l’idea stessa del “noi”, e in cui tutti sono ridotti a “mille monadi sigillate, e fra queste una lotta disperata, nascosta e continua” (Primo Levi, I sommersi e i salvati, 1986).
Questo è una nazione che ha un bisogno disperato di ricominciare a credere in se stessa: L’Aquila è la nostra vera capitale, nel senso che è il punto imprescindibile da cui partire in questo momento, e da cui avviare questa ricostruzione, insieme materiale e immateriale. La nostra città-martire, con il suo dolore e la sua immensa dignità, puoi insegnarci dove trovare la forza di ricominciare. Può indicarci la via per comporre e articolare il nuovo sistema morale di riferimento – che poi è e deve essere lo stesso di cinquanta, sessanta anni fa, opportunamente aggiornato alle esigenze ed alle sfide del XXI secolo – attorno ad alcuni valori fondamentali: la condivisione, la collaborazione, la consapevolezza, la generosità, la dignità, la responsabilità.
L’Aquila ha bisogno di noi, così come noi abbiamo bisogno de L’Aquila. L’Aquila è il nostro specchio. Se sapremo comprendere che d’ora in poi le cose potranno finalmente andare meglio solo e soltanto attraverso l’impegno e l’assunzione di responsabilità di ognuno – impedendo d’ora in poi che siano altri a scegliere per noi e al posto nostro – potremo finalmente conferire nuovo senso alla storia che stiamo attraversando, renderla decifrabile per noi e per le generazioni successive: e tutto dovrà iniziare da L’Aquila e dal suo prezioso contesto sociale, dal suo salvataggio come città e come comunità, dalla correzione rapida di scelte drammaticamente sbagliata e dall’adozione immediata di scelte efficaci e condivise con la popolazione. Dall’inversione di rotta, e dalla diffusione salutare di giustizia e di civiltà. Dal non permettere mai più, d’ora in poi, che si continui a rimuovere la questione de L’Aquila dall’agenda nazionale e dall’immaginario collettivo, escludendo dallo sguardo il ‘buco nero’ che ha inghiottito questa realtà tre anni fa, e lungo gli ultimi tre anni.
La preziosità misteriosa de L’Aquila, oggi, risiede proprio nell’essere – con tutta la sua sofferenza, con tutta la sua bellezza, con tutta la sua dignità – il nucleo vivente (vivente: nonostante tutto, al di là di tutto) di ciò che l’Italia potrebbe essere e diventare, nell’immediato futuro (e di ciò che purtroppo non è ancora). L’Italia ricostruita, nell’anima e nell’aspetto, potrebbe illuminare questo secolo, disseminarlo di cose e idee folgoranti, di ambienti floridi, ricchissimi, colorati e stimolanti.
Commenti
9. Sante Acitelli
scusa luigi ma il problema è esattamente questo! premesso che anche il nostro consorzio ha scelto tecnici umbri per l’esperienza da voi maturata nel “vostro purtroppo” terremoto ed anche per non dare incarichi a tecnici aquilani che prima fanno cadere la case e poi le vogliiono pure ricostruire…; ma è proprio il confronto con nocera umbra che da ragione all’articolo; se per un piccolo paese come nocera umbra (paragonabile alla nostra paganica) sono occorsi 10 anni, quanto sarebbe dovuto essere e ancora quanto ne occorre di impegno in termini politici per CONOSCERE orientativamente un inizio di ricostruzione nei centri storici aquilani? e non parlo solo di l’aquila città ma anche di quei piccoli paesi che sono diventati fantasmi perchè completamente disabitati e per i quali non occorre un così grande sforzo per farli tornare a vivere…… saluti
8. Luigi Fressoia
sono un arch di Perugia e collaboro da due anni con uno studio di ingegneria fortemente impegnato su l’Aquila fin dal giorno dopo il sisma. Vorrei solo ricordarle che sulle ricostruzioni post-sisma i tempi lunghi sono inevitabili, tanto che -solo per fare un esempio-a Nocera Umbra i cantieri veri e propri sono iniziati nel 2009 (sisma 1997). Le faccio notare che in questi tre anni nel centro storico di L’Aquila è stato fatto moltissimo (e non parlo di quel miracolo che sono stati i 19 villaggi new towns): schedatura di tutti gli edifici, rimozione di macerie e detriti e soprattutto (mi meraviglio che non se ne è accorto) l’opera ciclopica di messa in sicurezza di migliaia di di edifici (case, palazzi, chiese…) mediante migliaia di ponteggi interni ed esterni. NOn c’è bisogno di essere tecnici per capire l’enormità (e la difficoltà, si immagina lei entrare in edifici più che pericolanti e cominiciare a montare tubi e tavolame?) del lavoro fatto. Veramente non capisco
7. amedeo minghetti
Finalmente una persona che ha capito che a L’Aquila la responsabilità è del sindaco!
6. Annalisa Errera
bisognerebbe chiedere al Sindaco dove è andato a nascondere i fondi che hanno stanziato !!!!
5. Corrado Salvatore
Complimenti vivissimi a Cristian Caliandro per l’articolo in questione. Vorrei ricordare però che, oltre all’Aquila, di cataclismi in questo bel paese se ne sono registrati a bizzeffe (soprattutto al Sud)e che nessuno, ripeto nessuno mai (tra i Politici)che si sono avvicendati negli anni, HA mai pensato che a MESSINA (sin dal 1908)esistono ancora le classiche “BARACCOPOLI”. Credo che, sarebbe giusto e doveroso rivolgere un pensiero anche a coloro che a tutt’oggi vivono (si fa per dire) in quella situazione o no???
4. Sante Acitelli
condivido molto l’articolo, L’Aquila come specchio della società; chiacchiere, distinguo, prese di posizioni, schieramenti di parte, discussioni, usare le vetrine politiche …. ecc… incapacità e indecisioni piramidali, dai governi agli enti locali pubblici e privati; per Koss: che vuoi dire? se è sarcasmo… non funziona! il sig. berlusca ha fatto una grande mossa col g8; ha riavviato l’economia locale in un momento dove tutto era fermo, per mesi hanno rilavorato per l’organizzazione del g8 e ha mostrato chi, veramente, voleva aiutarci; alla finde devo dirti che i giapponesi, i tedeschi, quelli dal kazachistan e in parte i francesi hanno mantenuto le promesse a differenza degli americani e degli spagnoli che sono fuggiti
Koss
nessun sarcasmo, figurati…mi rimetto alla clemenza della corte, dove la corte in questo caso, essendo interessato in prima persona, sei Tu, d’altronde ….in fondo in fondo, rileggendo la prima parte dell’analisi tua e gran parte dell’articolo, tanto in disaccordo non siamo….era solo una provocazione, non tanto per l’adozione estera, quanto per quella interna, che dovrebbe essere più veloce.
3. Koss
Ma non vi aveva adottato mezzo mondo al G8…??
2. Vincenzo Stifano
basilicata 31 anni molti paesi sono peggio di una citta spettrale.
1. Libera Andreatta
ma il governo berlusconi, scritto in miniscolo, non diceva che tutto si sarebbe messo a posto in breve tempo ?????!!!!!!!!!!!! TUTTI I GOVERN SONO GLI STESSI….. ANNI ED ANNI MA NON CAMBIA NULLA
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